Green Economy: esempi di successo. Il resoconto dell’evento dei Lunedì di ModenaIN

Green Economy: esempi di successo. Il resoconto dell’evento dei Lunedì di ModenaIN

Walter SancassianiWalter Sancassiani coordinatore del Club RSI ha introdotto il concetto di Green Economy nell’incontro di formazione del 7 febbraio targato i Lunedi di ModenaIN presso la Locanda del Tortellino a Castelfranco Emilia.

Un prodotto, spiega Sancassiani, è considerato green quando impatta meno sull’ambiente, dalla produzione fino allo smaltimento, ma anche quanto ha un design attraente. Le due certificazioni principali  - della famiglia delle ISO –  sono la Emas, certificazione europea di gestione, che considera i processi aziendali e altri fattori esterni come la scelta dei fornitori; e la Ecolabel, certificazione di prodotto, che tiene conto delle risorse utilizzate nella produzione, distribuzione e nel post-consumo.

Si può quindi sostenere che le tecnologie green puntino a fare di più con meno: anche per questo sono nati i tecnopoli promossi dalla Regione che prevedono ricerca e innovazione in un ottica di sostenibilità. La Regione ha individuato anche una serie di aree produttive ecologicamente attrezzate: villaggi artigiani che prevedono una serie di servizi ecologici in supporto alle imprese, dalla raccolta delle acque, alla raccolta dei rifiuti, alla riduzione delle emissioni. Ci sono imprese che recuperano ciò che altre eliminano: vantaggi win win da diversi punti di vista.

I numeri della Green Economy in Emilia Romagna sono impressionanti: 2 mila imprese e 230 mila addetti per un fatturato globale di 61 miliardi di Euro. Sono 647 le imprese che operano in maniera esclusiva in mercati prettamente ambientali, con 25.000 addetti e oltre 4,5 miliardi di euro di fatturato: tra queste ci sono aziende impegnate nei settori rifiuti e ciclo idrico integrato, nelle energie rinnovabili, nella mobilità sostenibile, nella rigenerazione e ricostruzione di pneumatici e nella gestione degli orti botanici, dei parchi naturali e del patrimonio naturale.

A queste si aggiungono altre 1.345 imprese che lavorano, sia pure parzialmente, in mercati green: danno lavoro a oltre 200 mila addetti e realizzano un fatturato di quasi 57 miliardi di euro. Fanno parte di questo gruppo aziende agroalimentari che operano con materie prime provenienti da agricoltura biologica e biodinamica, legate alla bioedilizia e all’efficienza energetica, produttrici di tecnologie.

Secondo un’indagine Symbola Unioncamere, il 20% delle domande di lavoro da parte imprese riguardano green jobs.

Per fare davvero green economy, continua Sancassiani, occorrono risorse, ricerca e continuità slegata dagli incentivi, non semplice green washing, quindi. La ricerca avviene attraverso i tecnopoli promossi dalla Regione e nei distretti produttivi. A Maranello alcune aziende meccaniche lavorano su motori ibridi, nel distretto ceramico si studiano nuovi sistemi di posa, e un’azienda ceramica ha studiato il modo di recuperare gli scarti dei tubi catodici per utilizzarli nell’impasto delle piastrelle. Ma oltre aperseguire ricerca e continuità occorre fare attenzione alle bolle speculative: Vestas e Solarworld, i due maggiori player delle energie rinnovabili, adesso sono a -30% dopo la grande crescita iniziale. E se il 76% dei cittadini ritiene che la green economy sia importante, il 20% dei cittadini teme che l’attenzione all’ambiente possa rallentare la crescita.

Allo stesso tempo la competitività delle aziende green può essere molto alta.

Giulio SantarelliCome dimostra il caso di Florim ceramiche – 1500 dipendenti e 270 mln di fatturato nel 2010 – portato in sala da Giulio Saltarelli, responsabile della comunicazione. Negli ultimi anni, dichiara Saltarelli, si è puntato a calare lo spessore delle piastrelle e a introdurre nell’impasto del materiale di riciclo. Ciò che si disperde nella pressatura, Florim lo ricicla in altre piastrelle, soprattutto di colore scuro, per ottenere così un prodotto certificato Ecolabel. La piastrella sottile richiede meno materie prime in produzione, meno trasporto e quindi meno emissioni. Può essere posata senza rifare il pavimento, evita quindi lo smaltimento di detriti, riduce le polveri e i rumori. In tempo di crisi, i prodotti Ecolabel registrano fatturati in continua crescita.

Un edificio acquista anche punti Leed se ha piastrelle in materiale riciclato. La certificazione Leed è tra le più complete che si sono nell’edilizia. La certificazione energica degli edifici, per esempio, è solo un pezzo della certificazione Leed, che misura, per esempio, anche le eventuali emissioni nocive in caso di incendio: la moquette rilascia fumi velenosi, la ceramica non rilascia nulla. Non a caso le due collezioni ecolabel sono tra le più vendute.

Florim punta ad avere un sistema green e non un semplice prodotto green. I residui della lavorazione, infatti, vengono gestiti e riutilizzati nel ciclo produttivo. Anche gli imballaggi delle piastrelle utilizzano materiale riciclato, il 60% dell’energia dello stabilimento è autoprodotta in cogenerazione (si arriverà all’80% con i pannelli solari), i residui di fumo vengono abbattuti molto al di sotto dei limiti di legge: le ciminiere emettono quasi solo vapore acqueo. Le acque vengono tutte depurate e re-immesse nel ciclo produttivo. Sul fronte dei dipendenti, sono state erogate 10.000 ore di formazione per 1.000 dipendenti, e nel 2010 Florim ha vinto il premio RSI per un’iniziativa che ha visto i dirigenti dello stabilimento devolvere il 10% dello stipendio in un conto dedicato ai colleghi in difficoltà a causa della crisi.

Angelo DottoreAngelo Dottore della General Teleinformatica, prosegue portando il caso del Green Data Center Beghelli. I fattori alla base di un data center strategico ed evoluto, come quello della Beghelli, ricorda Dottore, sono la sicurezza, la disponibilità dei dati, le performance e il risparmio energetico. Anche la riduzione degli spazi è diventato un elemento strategico nella progettazione di un data center. La virtualizzazione, tecnologia che consente di ridurre il numero delle macchine e quindi degli spazi, pone il problema del freddo come il principale, necessita infatti di processori che producono un calore puntiforme difficile da dissipare. Il 30% dei consumi energetici di un data center è assorbito dai sistemi di condizionamento, e il consumo energetico rappresenta oltre il 30% dei costi IT. La soluzione del data center Beghelli prevede un raffreddamento localizzato direttamente negli armadi dei server, i cosiddetti rack, e  l’utilizzo della tecnologia free cooling; che tramite un meccanismo scambiatore preleva e miscela l’aria dall’esterno, quando questa è inferiore ai 18 gradi (nel Nord Italia per 7800 ore/anno). Sfruttando il raffreddamento localizzato e il free cooling si è risparmiata energia per 18.000 euro all’anno, pari a 92.000 euro in 5 anni, e si è ottenuto un consistente miglioramento dell’ambiente di lavoro per il personale tecnico, dovuto all’abbattimento di rumore, polveri e sbalzi di temperatura.

Relatori eventi green economy

Dopo il successo dei primi ModenaIN-Ape, parte la terza serie: martedì 15 Febbraio, a partire dalle ore 19,30 a Casalecchio di Reno presso il Round Cafè – Via Porrettana 275 (rotonda Biagi), Simone Castelli – Direttore BU Fiera Rimini – regala una pillola sul tema “La Fiera come leva di vendita e di marketing“. L’aperitivo sarà anche un’occasione per i partecipanti di conoscersi, incontrarsi, e confrontarsi dal vivo con chi sta sviluppando la business community.

 

Il resoconto della serata sull’Informazione di Modena (pdf)